Tempo, memoria di lavoro e gestione del carico cognitivo

# a cura di Roberta Reina

La nostra capacità di gestire il tempo dipende meno dall’orologio e più dal cervello. 

La memoria di lavoro – quella parte della mente che ci permette di mantenere e manipolare informazioni per brevi periodi – è una risorsa limitata.  

La leggenda del multitasking è un grande inganno. Quando cerchi di fare multitasking ti sembra di fare più cose contemporaneamente ma in realtà costringi il tuo cervello a passare rapidamente da un'attività all'altra. Ogni volta che fai questo, il tuo cervello ha bisogno di trovare le informazioni e il contesto relativi all'altra attività. Questo richiede non solo più impegno, ma anche lo affatica.

Quando sovraccarichiamo il sistema nervoso con compiti frammentati, notifiche continue o attività eterogenee, esauriamo rapidamente la memoria di lavoro, riducendo lucidità ed efficacia. Non è un problema di volontà, ma di fisiologia: il cervello ha bisogno di ritmi compatibili con le proprie capacità di elaborazione.

Per questo è utile pensare al tempo per blocchi omogenei. Dedicare fasce a compiti simili riduce il passaggio continuo da un contesto all’altro, alleggerendo il carico cognitivo. Non serve imporsi scadenze rigide quanto imparare a rispettare il carico mentale.

Momenti dedicati solo all’analisi/raccolta informazioni, solo agli incontri e/o telefonate, solo alla pianificazione. In questo modo si riduce il “costo del cambio di contesto” e si salvaguarda l’energia mentale necessaria per prendere decisioni strategiche.

La produttività del professionista non nasce dal correre dietro alle scadenze, ma dal proteggere il carico cognitivo.

Questo carico può diventare un "sovraccarico cognitivo" ad esempio quando le richieste di lavoro superano le capacità della memoria di lavoro, portando a difficoltà nel selezionare e conservare le informazioni e a un peggioramento delle performance. Mi viene in mente il bancario che deve gestire un flusso costante di dati, dalle informazioni sui prodotti finanziari alle normative complesse, che richiedono uno sforzo elevato di elaborazione e memorizzazione, deve rispondere rapidamente alle richieste dei clienti e gestire contemporaneamente diversi compiti (es. operazione allo sportello, vendita di prodotti, gestione del rischio). Tutto questo impone un elevato sforzo mentale. 

La vera produttività nasce così: non da un’agenda compressa al minuto, ma da una progettazione che tiene conto della biologia del cervello.

Come ricorda De la Bruyere: il tempo non è soltanto una sequenza di minuti, ma un’esperienza legata al modo in cui il cervello organizza e distribuisce l’attenzione”. Famosa è la sua citazione: “Coloro che impiegano male il loro tempo sono i primi a lamentarsi della sua brevità”.

Dando priorità al lavoro che va completato in giornata e chiarendo quali attività possono essere posticipate, riuscirai anche a definire i confini tra lavoro e tempo per te. I limiti sfumati infatti tra lavoro e vita privata possono rendere il carico cognitivo pervasivo e continuo, influenzando i tempi di riposo.  

Ricordiamoci dunque che un carico cognitivo troppo elevato genera:
  • Stanchezza e frustrazione: affaticamento mentale, che induce a stress e demotivazione. 
  • Riduzione delle prestazioni: Diminuisce la capacità di concentrazione, la creatività e l'efficacia nel risolvere problemi. 
  • Problemi di salute mentale: Può contribuire a stati di ansia, distrazione e un senso generale di confusione. 




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Gilberto Petrone

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