NEL DIALOGO IMPARIAMO CHI SIAMO
di Gilberto Petrone | pubblicato il 9 giugno 2025
*** a cura di Roberta Reina
Ormai la stagione estiva è iniziata e quindi anche il traffico sull’Aurelia la domenica pomeriggio.
Ieri al ritorno dal week end al mare come era prevedibile mi sono ritrovata in auto ferma in mezzo al traffico e dopo mezz’ora di ascolto di canzoni del momento e canzoni del passato canticchiate allegramente, ho iniziato a cercare altro e mi è capitato di ascoltare il podcast di Massimo Sebastiani sulla parola DIALOGO che mi ha fatto molto riflettere.
Il dialogo soprattutto in questi tempi di guerre e di conflitti, è sicuramente una parola molto inflazionata e sempre auspicato. Ma il dialogo per avere effetti benefici deve anche seguire uno schema ben preciso ed entrambi gli interlocutori devono essere predisposti al dialogo, all’apertura.
Cosa significa davvero avere un buon dialogo?
Ho ripensato al dialogo esistente con mio marito, al dialogo con mia figlia, al dialogo con i miei genitori e come a volte il dialogo fallisca perché non è un confronto costruttivo, si punta a vincere ma non a capire, si cerca di imporre la verità anziché cercarla insieme. Il dialogo deve essere un confronto, un momento di scambio di opinioni e di crescita. Per aprirsi al dialogo, bisogna aprirsi al cambiamento, accettare una eventuale "contaminazione". Sono convinta che il dialogo sia un momento in cui esprimere non solo la propria opinione, ma anche comunicare la nostra identità e ci permette di crescere e migliorare.
Il dialogo (dal greco Dia+logos =attraverso il discorso, attraverso la parola) non è semplicemente uno scambio di parole, ma una relazione autentica in cui si cerca la reciprocità e la comprensione reciproca, in cui entrambi gli interlocutori si aprono alla possibilità di essere trasformati.
Il dialogo non è un parlare a caso, una chiacchiera qualunque, un dire che si limita a fronteggiare un altro dire. E’ la parola che confrontandosi segue un filo. Ascolta l’altra parola e prova a tessere un percorso condiviso dal punto di vista logico.
Per Platone attraverso il dialogo socratico, l’anima viene “messa in moto”, costretta a interrogarsi, a smontare certezze apparenti per cercare la verità. In Platone il dialogo non è arrivare a una conclusione sul tema affrontato, ma la sola conclusione è quella della formazione eventuale di un’altra possibile opinione e della conquista di una maggiore consapevolezza.
In un mondo che spesso grida più che ascoltare, il dialogo resta uno degli atti più radicali.
È lì che nasce la consapevolezza di sé: non chiusi in noi, ma rispecchiati negli occhi di chi ci sta di fronte.
Dialogare apre nuovi orizzonti, amplia la nostra visione del mondo e di noi stessi.
