L’eterna lotta tra BTP e Fondo Obbligazionario: “Eppur Si Muove…!”

***a cura di Andrea Incerti

“Eppur si muove!”, disse Galileo nel 1633 riferendosi alla Terra dopo aver abiurato le tesi copernicane per sfuggire al carcere.

“Eppur si muove!”, diremmo noi operatori finanziari dopo aver analizzato la raccolta dei Fondi Comuni nel mese di Settembre: -563 milioni per i Fondi Comuni Azionari e +1,7 miliardi per i Fondi Obbligazionari, secondo Assogestioni.

Che vi fosse una raccolta negativa sui Fondi Azionari era tutto sommato prevedibile. L’Indice del pessimismo era sui suoi massimi ed è noto come i risparmiatori si allontanino da questa categoria proprio quando sarebbe il caso di fare il contrario, di investire con i prezzi “a sconto”, ma che vi fosse una raccolta così positiva sugli Obbligazionari, ora che il ritorno dei tassi alla normalità rappresenta un importante concorrente, per certi versi sorprende. E sorprende ancora di più il dato di raccolta di questi da inizio anno: +16 miliardi di euro. Qualcosa si sta muovendo nell’educazione finanziaria degli italiani!

Mi è capitato di incontrare recentemente un cliente che, tutto soddisfatto, mi ha informato di aver acquistato presso la sua banca il BTP in emissione, quasi a sottolinearne la convenienza rispetto ad un versamento aggiuntivo sul suo Fondo Obbligazionario Euro Bond.

“Ha fatto bene” ho risposto, leggendo immediatamente la sorpresa nei suoi occhi. “Ma pensi che il suo Fondo li ha già acquistati per suo conto”. Guardi:


“Qual è la differenza? 

Che nella malaugurata ipotesi che si arrivasse a ristrutturare il debito pubblico italiano, visto il record di quasi 3000 miliardi di euro a cui è arrivato, buona parte dei suoi BTP dovrà salutarli, mentre l’1,6% presente nel suo Fondo rappresenteranno solo un’antipatica produzione di forfora da scrollare dalla spalla e niente di più. Si chiama “diversificazione”, un vantaggio enorme che solo il suo Fondo riesce a garantirle. Ma c’è di più. Quando i suoi BTP arriveranno a scadenza, il capitale che ritirerà sarà stato eroso dall’inflazione, poiché non è pensabile che lei riesca a reinvestire esattamente le cedole che incasserà nel frattempo. Nel suo Fondo, invece, ci pensa già il gestore a reinvestirle, mantenendo così il potere d’acquisto del suo denaro nel tempo. E questa si chiama “consulenza”. Infine, se quest’anno ben 16 miliardi sono finiti nelle casse dei Fondi Obbligazionari un motivo ci sarà! Forse i risparmiatori stanno davvero cominciando a comprendere i vantaggi di avere un gestore al proprio fianco anziché lasciare la responsabilità delle scelte totalmente a suo carico”.

Il momento migliore per investire in un Fondo Obbligazionario è sicuramente quello in cui le aspettative di ribasso dei tassi ufficiali si fanno più evidenti. Succede poche volte nella storia. Succede quando si vuole evitare che le economie possano cadere in recessione. Succede quando il precedente movimento rialzista è stato violento, nella misura e nei tempi. Succede perché, in un mondo iper-indebitato, i rendimenti reali (al netto dell’inflazione) non possono resistere a lungo.

Dio solo sa quanto sia importante un po’ di inflazione per ridurre il valore reale dei debiti nel tempo!

Ecco, oggi siamo in quel “momento migliore”. Quando l’inflazione tornerà sotto controllo e inizierà una nuova stagione di ribasso dei tassi tutti i titoli obbligazionari si muoveranno al rialzo (è aritmetica, non previsione) e probabilmente la maggior parte dei risparmiatori avrà perso l’occasione…

Però, forse davvero qualcosa “si sta muovendo”!

 

ANDREA INCERTI

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