Padroni del nostro tempo o siamo divorati da esso?
di Gilberto Petrone | pubblicato il 17 novembre 2022
*** a cura di Roberta Reina ***
“Caro Lucilio, segui il mio consiglio, diventa padrone del tuo tempo e tienilo da conto: è la cosa più importante che hai”.
Scriveva così in una delle sue lettere Seneca a Lucilio.
Secondo la mitologia greca, il Dio Crono divorava i propri figli per la paura di essere spodestato, oggi siamo noi i divoratori del nostro tempo che scorre irreversibile e ci consuma in attività non sempre scelte da noi, vediamo aumentare i nostri impegni, viviamo la nostra vita di corsa perché l’istantaneità, e non più la durata, orienta le nostre esperienze facendo diminuire la nostra ‘presa sul presente”. Sempre più spesso siamo incapaci di fermarci e respirare e di porci le domande che contano davvero.
Cosa è successo alle nostre agende, alla nostra organizzazione della vita, alle relazioni che intrecciamo con gli altri per diventare poveri di tempo? Il primo e fondamentale passo per assumere il dominio su di sé avviene tramite il controllo del proprio tempo.
Per gli antichi romani il tempo era irreversibile e scorreva veloce scandendo ritmi ben precisi e rappresentavano perciò l’anziano Dio Saturno a volte con le ali (perché vola via), a volte con la falce (per segnare il tempo di raccolta nell’agricoltura) o dotato di una gruccia, cui si aggiunge il serpente che si morde la coda (per indicare l’eternità del movimento).
Nel XIX secolo il tempo, non è più inteso come un fenomeno oggettivo e naturale, ma diventa un costrutto sociale, scandisce il ritmo delle attività collettive regolarizzandole. L’orologio da polso nasce infatti in questo periodo per scandire le partenze e gli arrivi della locomotiva, che cambia non solo la percezione dello spazio ma anche del tempo.
L’uomo pretende così di pianificare la sua attività, di prevedere l’avvenire in tutti i campi, si crede sempre più maestro del tempo, abituandosi a dosarlo, ad economizzarlo e a servirsene in tutti i modi, ma è anche diventato in qualche modo ‘schiavo del suo tempo’.
Come il serpente che si morde la coda, corriamo dietro al tempo, lo rincorriamo sentendoci sempre in ritardo o mancanti di qualcosa.
Per esprimere la propria identità l’uomo ha bisogno di un tempo di libertà. Il tempo libero serve a poter scegliere cosa fare veramente delle nostre vite. Non possiamo sviluppare pienamente le nostre capacità se siamo sotto il continuo ricatto della mancanza di tempo. Il tempo libero è la condizione per portare avanti esistenze non convenzionali, scegliere liberamente di sviluppare le nostre inclinazioni culturali, intellettive e fisiche. Senza il denaro sufficiente a vivere una vita degna, non ci può essere vera libertà. Nessuno può dirsi veramente libero se è costretto ad annullare la propria vita nella lotta contro la miseria. Allo stesso tempo nessuno è libero se impegna ogni minuto del proprio tempo al servizio delle esigenze di qualcun altro.
Quando si parla di un aumento della qualità di vita si parla non di un aumento della possibilità o dell’intensità di consumo, non di una domanda di beni ben fatti, ma della possibilità di migliorare la qualità e l’intensità delle nostre relazioni.
Liberare il tempo significa avere uno spazio nuovo da dedicare alle nostre passioni, agli altri o a noi stessi. Significa aprire alla possibilità di affiancare al lavoro produttivo retribuito un percorso di studio, non più schiavi di un sistema economico che drena tutto il nostro tempo e le nostre energie.
Essere padroni del proprio tempo concorre a formare persone migliori, più felici e consapevoli. Reimpossessarci del nostro tempo e dei nostri spazi è una condizione necessaria per riuscire, finalmente, a essere più felici.
Foto di copertina: Saturno che divora i suoi figli, Dipinto ad olio nel 1821 di Francisco Goya

